Caslen’na: Autentici e unici.
“È come quello che faceva mio papà!” Così ha esordito Rita all’assaggio di Elaga, un Sauvignon Blanc in purezza brioso e scorrevole con una bollicina fine e invitante che letteralmente azzera la maggior parte dei prosecchi.
Caslen’na nasce dal desiderio di restituire alla terra ciò che il tempo rischiava di far dimenticare. È una storia di ritorno, di radici che affondano nel passato. Autenticità. Questo è tratto comune che ho ritrovato nei vini di Caslen’na. E infatti le vinificazioni essenziali e gli interventi minimi in cantina lasciano libertà ad ogni vino che parla con la propria voce, senza sovrastrutture.
La cantina sorge sulle prime colline parmensi, tra Ozzano Taro e Maiatico. Questa zona, scoperta diversi anni fa da Paolo Pizzarotti a cui si deve il successo di Monte delle Vigne, presenta terreni argilloso-calcarei ideali per la coltivazione della Malvasia di Candia Aromatica e del Sauvignon Blanc.
Mi accolgono Paolo e la moglie Silvia mostrandomi il podere recentemente ristrutturato e contornato dai 4 ettari di vigneti da cui producono 6 etichette che esprimono egregiamente la tradizione dei Colli Parmensi ma con un tocco unico di creatività personale. I vini sono tutti biologici, governati ma non guidati senza alcuna forzatura, per esprimere al meglio l’unicum di vitigno e territorio.
Le vigne si estendono su una sorta di piccolo altipiano naturale, solcato da fossi e rii. Si percepisce subito l’assenza di pratiche industriali: le uve sono raccolte a mano, si pratica l’inerbimento tra i filari e si riducono al minimo i trattamenti. Sembrerebbe scontato ma non lo è, infatti ciò che stupisce è l’equilibrio: nessun eccesso, nessuna intransigenza naturalistica. Lo stesso equilibrio ritrova nei vini. A tratti potrebbero apparire piacioni, ma in realtà sono semplicemente piacevoli, scorrevoli e soprattutto sinceri, che raccontano fedelmente il territorio ad ogni sorso.
I frizzanti la fanno da padroni. Oltre a Elaga, abbiamo il lambrusco Nero, il barbera Tinò, la malvasia Lunaria e Rubus, un ottimo rosé spumante. Gli unici due vini fermi sono Scansadiavoli, con un breve passaggio in legno e il “fuori concorso” Argillae, un barbera più austero e deciso, con lungo affinamento in legno e poi in bottiglia.
Ci fermiamo qui, concentrandoci sui classici dei Colli Parmensi. Nessun internazionale… Ma ce ne sarebbe bisogno?