Colli di Parma, questi (quasi) sconosciuti

 

Parlando di vino in Emilia difficilmente si pensa a Parma. Schiacciata tra Piacenza e Reggio Emilia come superficie vitata e produzione, risulta il fanalino di coda della regione.

“Eppur si muove” perché anche qui qualcosa sta cambiando: un manipolo di giovani e intraprendenti produttori sta portando avanti un rinnovamento del panorama enologico che va dalla riscoperta di antichi vitigni a nuove interpretazioni di quelli tradizionali. Tratto comune è il territorio con le sue caratteristiche che nulla ha da invidiare alle altre province emiliane: le potenzialità ci sono.

A parte qualche sparuto produttore con numeri relativaemnte importanti la realtà del vino a Parma è formata da piccoli artigiani, che fanno ancora il vino “con le mani”. Di qui il carattere particolare dei vini che questo territorio riesce a offrire.

Tra le molte piccole aziende mi è recentemente capitato di visitare La Bandina, situata a Casatico, sulla prima collina parmense. 13 ettari vitati con una produzione annua di circa 70.000 bottiglie, recentemente acquisita e gestita dal vigneron Mattia Ravanetti.

La storia di questo podere inizia da lontano, quando il proprietario del terreno, reduce dalla Seconda guerra mondiale, avvia nel 1947 l’attività agricola con anche una piccola vigna ad uso famigliare. L’attività passa poi ai figli: a fine anni 90 e dal 2000 escono le prime bottiglie di Lambrusco Marani e Malvasia di Candia Aromatica.

Negli anni si aggiungono Sauvignon, Merlot, Barbera, Syrah, Cabernet, ma il più raffinato e ricercato è il raro Moscato Bianco che nell’annata 2021 riceve la menzione d’eccellenza sulla guida “Emilia Romagna da Bere e da Mangiare”. Vitigno aromatico, esprime su questi terreni argilloso calcarei tutte le sue potenzialità con un bouquet ricco e avvolgente, un sorso ben bilanciato con bollicina carezzevole che richiama la beva. Il frutto domina incontrastato rendendolo un vino quasi da mangiare.

“Ciò che mi piace di più è osservare l’espressione delle persone quando lo assaggiano”, ci racconta Mattia, “Strabuzzano gli occhi e poi sorridono sorpresi porgendomi di nuovo il calice”. A fianco del Moscato Bianco troviamo vini di  maggior struttura come La Costa (Barbera in purezza con breve passaggio in legno) e il Rosso del Rivone, un particolare uvaggio di Cabernet Sauvignon e Syrah.

Il più rappresentativo tra i bianchi resta la Malvasia di Candia che si è adattata nei secoli e trova sulle colline parmensi l’ambiente pedoclimatico per esprimersi al meglio. Insieme al Sauvignon Blanc, arrivato qui ai tempi della dominazione francese e ormai autoctono, la Malvasia è il bianco più diffuso che La Bandina ci propone nella sua versione più originale, quella frizzante rifermentata in bottiglia senza sboccatura, che sposa alla perfezione i salumi e i primi piatti della cucina parmigiana.

Anche altri imprenditori hanno intuito le potenzialità del territorio e hanno recentemente imboccato la strada della viticoltura: le vigne che si intravedono sulle colline parmensi e anche verso la pianura sono sempre più numerose mentre si ampliano le tipologie di vini, dai naturali ai passiti, fino agli spumanti, anche in metodo classico.

Tutto ciò fa ben sperare e ci auguriamo che in un prossimo futuro i vini di Parma siano più diffusi, riconosciuti e apprezzati.

https://www.labandinavino.it/

Strada Bandina, 3

Casatico di Langhirano (PR)

info@labandinavino.it